La difesa e la pretesa del riconoscimento dei diritti

I diritti, quelli già sanciti dalla Costituzione e regolamentati da leggi dello Stato, dovrebbero essere scontati, insiti nello status stesso di persona umana, di cittadino. Non dovrebbe essere necessario lottare per ottenerli. Ciò che si chiede venga riconosciuto, infatti, non vale solo per il singolo e non nasce da situazioni nuove e contingenti. Si chiede in tutti i modi consentiti, sempre nel pieno rispetto delle leggi, il riconoscimento del diritto alla vita, del diritto alla libertà, del diritto al lavoro. Si tratta di diritti fondamentali, universali, vitali, che dovrebbero essere assodati e per questo riconosciuti e tutelati da parte dello Stato, senza la necessità di doverli rivendicare. Tuttavia, se per ragioni diverse, se ne ravvede il disattendimento e se ne richiede formalmente l’immediato riconoscimento, da parte dello Stato dovrebbero esserci risposte, chiare, precise, tempestive, efficaci. Non può esserci uno Stato dormiente nei confronti di chi a gran voce chiede la tutela dei diritti necessari per la conduzione di un’esistenza dignitosa. Questo vale per tutti: ad ogni cittadino compete avere risposte alle proprie legittime domande, ricorrendo con fiducia allo Stato. Ma se capita troppo spesso di dover condurre la propria vita nell’incertezza, nella continua necessità di dover essere sempre vigili, perché da un momento all’altro potrebbero essere negati i propri diritti, questo non permette di vivere serenamente l’oggi e neanche avere prospettive per il domani. 

Io lotto per il riconoscimento di questi diritti, quelli dai quali ogni persona non può prescindere. La vita, la libertà, il lavoro: chi si assume la responsabilità di negarli sia consapevole che disconoscendoli sta oltraggiando l’oggi e rubando il futuro, a tutti, nessuno escluso.