Ventinove anni fa, la notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1997, la mia vita e quella della mia famiglia subirono un irreparabile strappo. Rivivo ancora con la stessa intensità i pensieri, lo stato d’animo, la tristezza, l’incertezza di quel momento in cui, senza saperlo, stavamo compiendo un vero e proprio salto nel buio.
Sono passati 29 anni, vissuti in un tempo sospeso, surreale. Un trasferimento temporaneo (così ci avevano detto!) che si è in realtà trasformato in esilio senza fine! Un continuo altalenarsi di condizioni esasperanti: allontanamento necessario ma temporaneo o esilio senza fine? vivere o sopravvivere? scorta sì o scorta no? diritto al lavoro o negazione dello stesso? applicazione delle delibere e delle sentenze o libera interpretazione? …potrei continuare ancora nell’elenco dei paradossi assurdi che ho vissuto e continuo a vivere ogni giorno, ma mentre questo gioco crudele continua a perpetrarsi anche oggi, io e la mia famiglia abbiamo lottato e lottiamo ogni giorno, credendo fermamente nelle nostre scelte di giustizia. 

Ma fino a quando può essere tollerato tutto questo? Tante delle mie speranze sono attualmente disattese… le Istituzioni dimostreranno mai, con i fatti, di credere nel valore inestimabile, superiore a qualsiasi cosa, della vita umana, della sua libertà, della sua dignità, del diritto a vivere e lavorare serenamente? 

Io sto ancora aspettando…