In questi giorni ho osservato le immagini dei camion fermi ai bordi delle strade del Sud, in particolare nella mia terra, la Calabria. Non posso rimanere indifferente alla sofferenza di tutti coloro che si alzano prima dell’alba per far arrivare le merci sulle nostre tavole. Oggi non riescono più a sostenere il peso della pressione fiscale, del caro carburante… delle vessazioni di uno Stato che anziché sostenere chi lavora onestamente, schiaccia sempre i più deboli.

Anch’io, da imprenditore, so bene cosa significa costruire qualcosa con le proprie mani e poi vedersi negato il diritto di lavorare… A me lo ha negato prima la ‘ndrangheta e poi lo Stato. A chi ha protestato in questi giorni succede perché il lavoro onesto, al Sud, costa sempre di più e vale sempre di meno.

Ma quante volte ancora il Mezzogiorno dovrà alzare la voce per essere ascoltato? Chi lavora nel rispetto delle regole non può essere lasciato solo, perché lo dico da trent’anni: dove lo Stato arretra, dove lascia spazi vuoti, c’è sempre qualcuno pronto a prenderne il posto… le mafie non aspettano altro!

Mi auguro che le Istituzioni rispondano con i fatti, e non solo con sterili convocazioni.