6 Risposte

  1. Denise - Trento ha detto:

    Fiaccolata organizzata da Libera anche a Trento giovedì sera, ovviamente presentissimi gli Amici di Pino Masciari di Trento! Perchè ricordare i morti è importante ma mantenere i vivi in vita lo è ancora di più! Un abbraccio Masciari di tutta Italia, spero di vedervi numerosi e reincontrarvi a Milano il 20 marzo ! 😉

  2. samantha ha detto:

    Siamo felicissimi per la partecipazione a Ravenna. Grazie.
    Samantha Comizzoli

  3. Emma ha detto:

    Pino, ti aspettiamo a Ravenna con l’affetto di sempre.
    Grazie!

  4. Anna ha detto:

    Sii..movimentiamociii Amici…per ricordare chi fortemente ha creduto e combattuto nei valori della legalità e della giustizia..e CON CHI OGGI.,COMBATTE A TESTA ALTA AFFINCHE’ INGIUSTIZIE E SOPPRUSI NON AVVENGANO MAI PIU’..
    PINO MASCIARI..IL TEDOFORO DI QUESTE OLIMPIADI DELLA LEGALITA’…con grande emozione e forza le mie gambe già si muovono per correre con te ..Insieme a voi tutti
    Un saluto ai Masciari tutti
    Anna

  5. Riccardo de Caria Masciari ha detto:

    carissimo Pino, di solito ti scrivo per augurarti la buonanotte, oggi invece voglio mandarti un pensiero di buona giornata.
    Un abbraccio affettuoso a te e a tutti voi Masciari.
    Riccardo

  6. Arturo Francesco ha detto:

    Domani sarà la giornata della memoria in ricordo delle vittime delle mafie.
    Scrivo con ritardo su quanto avvenuto venerdì’ scorso ,12 marzo, quando Pino Masciari ha partecipato alla seduta straordinaria del Consiglio Comunale di Pinerolo indetta in preparazione alla manifestazione che si terrà domani a Milano.
    Anzitutto un ringraziamento quindi al presidente del Consiglio Comunale di Pinerolo, il prof. Alberto barbero, e al Sindaco di Pinerolo, dott. Paolo Covato , per aver dato l’occasione di riflettere sul significato della giornata della memoria per le vittime della mafia e che con i loro interventi introduttivi hanno aiutato ad inquadrare brevemente il fenomeno mafioso nelle sue connotazioni sociali e culturali
    Ho assistito anch’io a quella seduta in cui, oltre a Pino Masciari, è stata invitata ad intervenire anche Flavia Trapani, dell’associazione Libera e fra i promotori-gestori della cascina “Arzilla” di Volvera .
    Sono stati momenti di riflessione importanti e originali, utili a cogliere aspetti e motivazioni diverse che rendono importante la giornata della memoria.
    Flavia Trapani ha voluto anzitutto sottolineare come il significato stesso della manifestazione sia venuto cambiando, sotto certi aspetti, nel corso degli anni. Nel corso della manifestazione , i parenti delle vittime delle mafie pronunciano il nome del loro caro ucciso. Non solo: acconto al nome viene posata, come una pietra della memoria, un altra parola , un soffio di vita che anima quei nomi: ” Mio padre….Mio marito…Mio fratello….”. I parenti delle vittime si riappropriano così di quell’essere ucciso e , nello stesso momento, ne consegnano il vero volto alla società civile: quella vittima della mafia era un padre, un marito, un fratello.
    Dice Flavia Trapani che pare così di sentire davvero il peso e la responsabilità di quelle morti perchè , per ciascuna delle vittime delle mafie , vale quanto detto anni orsono da Giancarlo Caselli in occasione delle stragi siciliane in cui perirono i giudici Falcone e Borsellino, insieme agli uomini delle scorte: ” Loro sono morti perchè noi non siamo stati abbastanza vivi”.
    La manifestazione del 20 marzo ha così cambiato significato: non più solo commemorazione e ricordo , ma segno della vicinanza concreta anche e soprattutto nei confronti “dei vivi”.
    Flavia Trapani , concludeva il suo intervento con una notazione significativa e paradossale , per gli anni che vive il nostro paese: in tutte le persone che hanno avuto un loro caro ucciso dalle mafie, si avverte , forte e sincero, un sentimento d’amore per il paese i cui siamo chiamati a vivere, per l’Italia. Quasi come se queste persone duramente colpite dalla criminalità organizzata, lo aggiungo io, sentissero di dover celebrare la memoria di un martire della Libertà, il martire di un nuovo “risorgimento”,martiri di una lotta che si rinnova e si attua in questi anni per la liberazione dell’Italia dal giogo delle mafie.
    Quando la parola è passata a Pino Masciari, riprendendo il filo della riflessione di Flavia Trapani, il suo esordio non poteva essere più laconico e incisivo:
    ” Io sono una vittima viva!”
    In queste poche parole c’è tutta la storia di Pino Masciari.: la storia, ora nota , di un imprenditore calabrese , capace e onesto, il quale non solo non ha voluto piegarsi al ricatto delle mafie ed i politici collusi, ma che ha avuto il coraggio della denuncia, disvelando, già nei primi anni novanta quali fosse la portata di una organizzazione criminale quale la ‘ndrangheta, all’epoca nota solo quasi esclusivamente in riferimento ad episodi di sequestri di persona o per le faide che falciavano i componenti delle famiglie malavitose della regione.
    Adesso , come ha ricordato Pino Masciari, si scopre che la criminalità organizzata , grazie alla ‘ndrangheta , può far eleggere direttamente un illustre sconosciuto quale il senatore arrestato pochi giorni fa. La denuncia è chiara: in questi anni , poco o nulla è stato fatto in concreto per sradicare culturalmente e socialmente il fenomeno mafioso che governa tante regioni del Sud. Anzi , le mafie e la mala-politica hanno saputo creare ed alimentare una gestione del potere che trova proprio nel mantenimento di condizioni arretrate e disagiate il perno di quel potere: un potere che permette e consente a costoro di concedere come “favore” quello che invece andrebbe richiesto e preteso dai cittadini come “diritto”.
    Pino Masciari, come suo costume ha focalizzato i termini della sua denuncia : ” Cosa stiamo offendo ai giovani ? L’espatrio, la disoccupazione , la perdita della speranza”.
    E’ l’accusa ad una intera generazione della classe dirigente e politica del nostro paese, sia essa di destra che di sinistra. Una classe politica che, aldilà degli slogan e degli annunci propagandistici, si dimostra tante volte palesemente collusa con quel potere economico -criminale che si è oramai espanso e ramificato anche nelle regioni del Nord. Tante sono le collusioni e le ambigue vicinanze che la magistratura denuncia oramai quotidianamente.
    Anche la storia di Pino Masciari negli anni e negli ultimi tempi ha cambiato significato: proprio in questi giorni , le istituzioni gli hanno affidato il compito di proseguire la testimonianza civile ,già autonomamente intrapresa da Pino Mascairi negli ultimi due anni, con specifico riferimento alle scuole e ai giovani.
    “La mia voce è quella dei testimoni di giustizia!” : poche decine di persone in Italia che in Italia, avendo avuto il coraggio della denuncia, hanno dovuto cancellare le loro esistenze per sfuggire alla vendetta e alle ritorsioni della criminalità. Anche questa è un paradosso tutto italiano:l’innocente è costretto a fuggire , a nascondersi mentre il reo continua a banchettare indisturbato o quasi. Anche questa è una situazione che occorre cambiare : le leggi devono essere applicate e la denuncia deve essere un comportamento normale per chi si trova a subire un reato o ad esserne testimone. Occorre allora unire le forze sane di questo paese, di destra e di sinistra, affinchè si possa fare argine , tutti insieme, al cancro delle mafie il cui contagio che mina le fondamenta stesse del nostro paese.
    Il testimone di giustizia Pino Masciari toglie il velo alla parola che cela tanta ipocrisia: l’indifferenza, il voltarsi dall’altra parte, o ancor più grave , la collusione coi poteri criminali che ,anche al Nord, offrono capitali e e occasione di affari che si insinuano pericolosamente nel tessuto economico e quindi sociale dei territori e delle comunità.
    Anche il Piemonte , anche le regioni del Nord sono interessai dal fenomeno mafioso e ne danno prova anche solo i tanti beni sequestrati alle mafie : in Piemonte , come ha ricordato Flavia Trapani son ben 115. Ricordiamo che in Piemonte è stato sciolto per mafia , anni orsono , il comune di Bardonecchia , unico esempio del genere nel Nord ; ricordiamo che in Piemonte è stato ucciso nel 1983 il giudice Bruno Caccia, su ordine della famiglia Belfiore.
    La conclusione naturale della seduta del Consiglio è quindi contenuta nel monito lanciato da coloro che preso la parola : occorre essere e stare vicino ai vivi affinchè non vi siano più vittime delle mafie .
    Occorre l’impegno di tutta la parte sana della società per impedire che in contagio delle mafie dilaghi nel nostro Paese.
    E’ stata una davvero una riflessione importante sul significato della giornata del 20 marzo, in memoria delle vittime delle mafie.
    Un abbraccio a Pino, a Marisa , ad Ottavia e a Francesco ; a Flavia Trapani conosciuta nell’occasione, ringraziando loro e le tante persone che offono testimonianza reale di adesione e impegno verso l’affermazione dei principi della Legalità.
    Arturo Francesco

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